Mediazione
Nasce un nuovo fronte Morello (Apm): opportunità per cittadini e professionisti Avvocati a favore della mediaconciliazione obbligatoria. Sono riuniti in Apm, Avvocati per la mediazione, che a oggi conta più di 1.600 iscritti e rappresenta, appunto, i legali che si discostano dall'avvocatura istituzionale. Che invece sta combattendo ormai da tempo una battaglia contro il ministro della giustizia, Angelino Alfano, per rivedere il decreto legislativo che dal 20 marzo prossimo introdurrà lo strumento della mediaconciliazione in via obbligatoria. Le motivazioni le ha spiegate a ItaliaOggi la presidente di Apm, Lorenza Morello.
- Domanda. Parliamo dell'associazione. Perché è nata e quali esigenze rappresenta?
Risposta. L'associazione Apm rappresenta gli avvocati che credono nella mediazione. È ora infatti di smettere di credere che quello dell'Oua sia un fronte comune e unico. Esistono forti frange di avvocati favorevoli allo strumento della mediazione e i più si sono ormai raccolti e riuniti in Apm. Vantiamo ormai più di 1.600 iscritti ed è giunto il momento di fare fronte comune. Il 20 marzo entrerà in vigore la normativa e la società civile troverà nella conciliazione una risposta concreta ai propri problemi.
- D. Qual è il profilo professionale dei vostri iscritti?
R. Sono avvocati ma non solo. Anche cittadini che credono nella mediazione perché sostengono questa idea dal punto di vista giuridico. Per il cittadino giustizia vuol dire avere più porte a disposizione.
- D. Sì, ma l'avvocatura contesta, tra le altre cose, l'obbligatorietà dello strumento. Voi che cosa ne pensate?
R. Bisogna partire dal presupposto che la conciliazione giudiziale e quella stragiudiziale sono due cose diverse. L'obbligatorietà può essere un limite laddove lo strumento venga messo in mano a un avvocato che ne snaturasse la ratio, che è tipicamente stragiudiziale.
- D. Quindi che cosa pensano i vostri iscritti delle proteste dell'avvocatura istituzionale?
R. Gli avvocati sono consapevoli del fatto che il sistema giustizia non sta funzionando. Questo è provato dal numero di contenziosi e dalle cancellerie che strabordano. La conciliazione ha il suo appeal proprio perché serve una svolta per non pensare più che la lite sia l'unico modo per risolvere il tutto. La confusa ricostruzione operata dall'Oua non mette chiarezza e attenzione sui presupposti effettivi per l'esercizio delle funzioni di mediatore e dunque sull'accesso alla gestione di un procedimento di mediazione.
- D. Quali, a suo parere, i limiti dell'impianto normativo?
R. L'unica eccezione che si può muovere è che sarà necessario valutare bene gli accessi alla professione di conciliatore e alla formazione della figura stessa. Il controllo del ministero della giustizia dovrà essere improntato sulla qualità. Anche nel momento in cui gli enti formatori eserciteranno la propria attività il ministero dovrà cancellare quelli che non rispetteranno determinati canoni qualitativi.




